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Domande
frequenti

Venezia e Mestre sono due realtà totalmente differenti che hanno problemi diversissimi tra loro.

Servono quindi sindaci e giunte che si preoccupino delle loro specificità e che rispondano ai cittadini che li eleggeranno. Oggi non è così. In particolare il sindaco di Venezia e la giunta sono eletti coi voti dei cittadini di Mestre (intendendo anche Zelarino e Marghera) ben più numerosi e quindi i problemi della città lagunare non vengono affrontati da chi ha un bacino elettorale che sta altrove. La situazione sta diventando sempre più grave e lo spopolamento della città lagunare ne è il drammatico effetto.

Negli anni 50 Venezia lagunare aveva 219,000 abitanti (in terraferma meno di 100,000). Oggi ne ha 82,000 (52,000 a Venezia centro storico) e ne perde in media 2 o 3 al giorno (più di 1000 all’anno). La meta della popolazione residente ha un’età superiore ai 65 anni.

Se continua così il cammino verso la morte della città è segnato.

È giunto quindi il momento per dare agli abitanti di Venezia (e Mestre) la possibilità di eleggere sindaci e giunte liberi di almeno tentare di realizzare politiche per salvaguardarle e rivitalizzarle come due città dove la gente vive.

Venezia e Mestre sono parti dello stesso comune dal 1926. Oggi comunque la situazione è totalmente diversa come ben si sa.

Molti, ma tra essi sicuramente:

A) Un’amministrazione per la città eletta dai veneziani che ad essi soli risponderebbe. Con un’amministrazione dedicata a Venezia verrebbe anche meno l’esigenza di avere tutte le municipalità (oggi sono 7) che appesantiscono il bilancio comunale.

B) Attuare una politica di ripopolamento attraendo nuovi abitanti la casa per i residenti – specie ai giovani – e incentivi fiscali agli abitanti ed alle imprese che dovessero stabilire la loro sede a Venezia.
La leva fiscale, lo sappiamo, non è una via facile. Ma gli strumenti normativi esistono. Ci sono esempi molto positivi in Europa (es. Isole Canarie) che attraverso tali leve fiscali hanno conseguito l’obiettivo di attrarre popolazione. Impossibile perseguire tale fine se il comune continua ad essere composto da Venezia e Mestre insieme.

C) Poter pensare alla città di Venezia in prospettiva di medio e lungo termine anche con forme speciali ed innovative di governance per un luogo sede delle più importanti istituzioni culturali italiane ed internazionali.

D) Approfittare della nuova legge sulla città metropolitana (legge “Delrio”) che assicura il coordinamento specie in materia di trasporti e servizi.

Tra essi sicuramente:

A) Mestre potrebbe essere una grande città essa stessa, senza doversi identificare come “sorrellastra” di Venezia, togliendo la tensione continua tra le due realtà ed evitando che gli abitanti di Mestre si considerino cittadini di serie B.

B) Mestre potrebbe concentrarsi sulle proprie esigenze, con uno sviluppo e una identità/dignità propria affrancandosi dal tema della città dormitorio prima di operai ed oggi di turisti.

C) In passato il deterrente principale per l’autonomia di Mestre stava nel poter godere (indirettamente) dei fondi derivanti dalla Legge Speciale su Venezia. Oggi però tali fondi non sono più disponibili.

Si sono svolti già altri 4 referendum.

I dati evidenziano trend di percentuali favorevoli in salita fintanto che la partecipazione è ampia. È pertanto importantissimo che il prossimo referendum veda un numero di votanti molto alto.

Si il 50% +1 degli aventi diritto al voto.

Oggi è favorevole al SI M5S e FIU, Lega lascia libertà, contraria FI. Il PD è generalmente contrario ma vi sono evidenti segnali di evoluzione in alcune figure rappresentative.

La decisione tuttavia in un senso o nell’altro non ha però nulla di ideologico o partitico. È trasversale a tutti gli orientamenti partitici.

Il referendum è stato promosso da due comitati, Movimento Autonoma di Mestre and Mestre Venezia due grandi città. Loro insieme a tanti simpatizzanti hanno raccolto più di 9.000 firme (2013/2014) ed hanno attivato il processo approvativo da parte della Regione Veneto che ha competenza sulla materia.

Il Comune e la Città Metropolitana hanno impugnato al TAR la decisione della Regione del 14.2.2017 di indire il Referendum. Un conseguente appello al Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione nel sett. 2019.

Il 1° dicembre 2019.

Al contrario. La legge Del Rio del 2014 rende il Referendum ancora più importante perché attribuisce uno strumento normativo ai futuri comuni di Mestre e Venezia per meglio coordinare le loro politiche sui trasporti ed i servizi. Tale strumento non esisteva in passato.

Certo vi saranno delle complicazioni, poiché tutte le cose importanti richiedono tempo ed intelligenza. Ma saranno gestibili come è già avvenuto separando il Cavallino dal comune di Venezia. Ma anche se vi saranno difficoltà saranno superate perché le cose giuste si fanno anche se difficili. La scelta guarda alle città nei prossimi decenni non al prossimo anno.

Il Porto e l’Aeroporto continueranno come prima perché non dipendono dal Comune.

D’altronde anche l’aeroporto di Fiumicino non è nel comune di Roma e così quello di Malpensa non è nel comune di Milano.

Assolutamente no. Venezia continuerà ad essere il capoluogo della Regione anche dopo la creazione dei due comuni come ha riconosciuto la sentenza del Consiglio di Stato. Non è il numero degli abitanti il criterio alla base di tale determinazione ma l’importanza storica e sociale della città.

Certamente si, ma non solo. Tutti cittadini italiani residenti nel Comune di Venezia dovrebbero esercitare il loro diritto costituzionale ed andare a votare. Infatti, indipendentemente dal quorum, solo un voto “forte” sia nel senso di elevata partecipazione che di indiscutibile maggioranza a favore convincerà la Regione ad attuare il proposito.